Trattamento dell’ipertensione resistente | Dott. Gianfranco Aprigliano

L’ipertensione resistente

L’ipertensione grave, una volta definita maligna, viene oggi chiamata resistente.

Questa condizione si verifica quando nonostante l’impiego di almeno tre principi attivi, i valori pressori misurati di sistolica (la pressione massima) eccedono i 150-160 mmHg in più occasioni. 

Ripetute esposizioni a valori elevati aumentano i rischi di:

  • infarto miocardico
  • ictus
  • insufficienza renale
  • retinopatia

Per questi motivi è fondamentale aumentare i farmaci (arrivando sino a 4-5 principi attivi) e ottimizzare lo stile di vita (ridurre il sovrappeso, non fumare, ridurre gli alcolici, fare movimento) per mantenere bassi i valori.

Non sempre è possibile ottenere il risultato sperato. Sia perché in alcuni rari casi anche tutti questi accorgimenti non sono sufficienti, sia perché alcuni pazienti hanno delle intolleranze o controindicazioni ad alcuni farmaci antiipertensivi.

Ancora perché nonostante l’impegno non è così semplice ottimizzare lo stile di vita. 

La denervazione renale

Quando la situazione è tale per cui, la terapia con i farmaci e lo stile di vita non sono ulteriormente migliorabili, ma il paziente continua ad avere elevati valori pressori, la denervazione renale può rappresentare un valido aiuto. 

Il rene è uno dei principali responsabili dell’incremento dei valori pressori.

Numerose fibre nervose collegano il rene al cervello per inviare segnali di regolazione dei liquidi e del sodio (il sale) circolante.

Nei pazienti gravemente ipertesi si è osservata una eccessiva e disfunzionante regolazione nervosa rene-cervello che contribuisce fortemente all’aumento dei valori pressori.

La tecnica di denervazione renale

La tecnica di denervazione renale consiste nell’introdurre un tubicino di piccolo calibro attraverso l’arteria femorale (inguine), in anestesia locale esattamente come avviene per le altre procedure.

Successivamente si raggiungono entrambe le arterie renali con degli appositi cateteri e si eroga del calore all’interno delle arterie renali.

Questa tecnica consente di ridurre notevolmente l’eccesso di innervazione patologica del rene raggiungendo riduzioni pressorie di circa 20 mmhg per la sistolica e 10 mmhg per la diastolica.

La fase di erogazione del calore si effettua sotto sedazione perché il calore può essere poco tollerato dai pazienti.

L’intervento dura circa 45 minuti.

La procedura è estremamente sicura e non comporta danni ai reni.

La degenza media è di circa 2-3 notti con recupero completo alla dimissione.

L’effetto della denervazione inizia a partire dal primo mese, con un picco a 6 mesi che viene poi mantenuto negli anni.