Diabete | Dott. Gianfranco Aprigliano

Questa malattia è attualmente individuata come il più pericoloso e mortale dei fattori di rischio cardiovascolare. Dalle tabelle di rischio odierne un paziente diabetico che non ha mai avuto un infarto è a rischio di malattie cardiache esattamente come un suo “gemello” non-diabetico che invece ne ha già avuto uno. Anche in questo caso sono determinanti sia i valori di glicemia che ha un diabetico, che la durata della sua malattia. Purtroppo molti diabetici non sanno ancora di esserlo e la malattia provoca, proprio per lo scarso assorbimento degli zuccheri da parte dei tessuti, un aumento della fame nel paziente. Ricordiamo che la presenza di questa malattia si è fatta significativa solo negli ultimi 30 anni, con l’iperalimentazione, il sovrappeso e la poca attività fisica. Veniva infatti definita la malattia del benessere, perché praticamente sconosciuta nei paesi poveri e non industrializzati. Il suo effetto principale sul sistema cardiovascolare è legato al danno ossidante che esercitano le elevate concentrazioni di zucchero nel sangue e alla completa modifica del metabolismo rispetto ad un soggetto con normali glicemie. Nella maggior parte dei pazienti la malattia conclamata arriva dopo anni di valori di glicemia “borderline”. Questo a mio avviso è un momento fondamentale di individuazione perché si può fare moltissimo in termini non farmacologici. Con una dieta a basso contenuto di zuccheri semplici, il controllo del peso e l’attività fisica è possibile ritardare la comparsa del diabete anche di molti anni, riducendo così notevolmente i rischi che esso genera, mediamente dopo 10-15 anni.