Fattori di rischio


Sin dal 1950 la medicina ha cercato di individuare quali fossero i principali fattori che predisponevano all’insorgenza delle placche aterosclerotiche e quindi delle malattie cardio-cerebro-vascolari. Per fare questo, una intera cittadina di nome Framingham è stata catalogata, analizzata, visitata e curata per oltre 50 anni. Da queste osservazioni sono stati pubblicati migliaia di articoli scientifici ed è stato possibile individuare quali sono i fattori che maggiormente contribuiscono all’insorgenza delle placche e delle malattie cardiovascolari. Per molti di voi che leggono non sarà assolutamente una novità leggere questo elenco:

Fumo di sigaretta

Sia la quantità giornaliera di sigarette, che la durata nel tempo sono fattori che determinano il danno vascolare (tralasciando per un momento il rischio di tumore polmonare…). Infatti ogni volta che facciamo un tiro dalla nostra amata sigaretta, il fumo giunge nei polmoni e da qui direttamente nel sangue attraverso gli alveoli. I prodotti di combustione della sigaretta, che rilasciano quel piacevole fumo, sono costituiti da oltre 4000 veleni che entrano direttamente nel nostro organismo, saltando le comuni vie di difesa. Per quanto riguarda l’effetto sulle arterie è prevalentemente quello di “ossidare” le placche, e cioè ha un effetto di maggiore crescita e instabilizzazione della placca che come una bella ringhiera lasciata alle intemperie, si arrugginisce e poi improvvisamente si rompe. Per dare dei numeri oggettivi ricordiamo che per forte fumatore si intende un soggetto che fuma 20 sigarette al giorno (circa il 50% di tutti i fumatori). Per i più interessati vi rimando all’approfondimento specifico che potete trovare nel sito.

Diabete

Questa malattia è attualmente individuata come il più pericoloso e mortale dei fattori di rischio cardiovascolare. Dalle tabelle di rischio odierne un paziente diabetico che non ha mai avuto un infarto è a rischio di malattie cardiache esattamente come un suo “gemello” non-diabetico che invece ne ha già avuto uno. Anche in questo caso sono determinanti sia i valori di glicemia che ha un diabetico, che la durata della sua malattia. Purtroppo molti diabetici non sanno ancora di esserlo e la malattia provoca, proprio per lo scarso assorbimento degli zuccheri da parte dei tessuti, un aumento della fame nel paziente. Ricordiamo che la presenza di questa malattia si è fatta significativa solo negli ultimi 30 anni, con l’iperalimentazione, il sovrappeso e la poca attività fisica. Veniva infatti definita la malattia del benessere, perché praticamente sconosciuta nei paesi poveri e non industrializzati. Il suo effetto principale sul sistema cardiovascolare è legato al danno ossidante che esercitano le elevate concentrazioni di zucchero nel sangue e alla completa modifica del metabolismo rispetto ad un soggetto con normali glicemie. Nella maggior parte dei pazienti la malattia conclamata arriva dopo anni di valori di glicemia “borderline”. Questo a mio avviso è un momento fondamentale di individuazione perché si può fare moltissimo in termini non farmacologici. Con una dieta a basso contenuto di zuccheri semplici, il controllo del peso e l’attività fisica è possibile ritardare la comparsa del diabete anche di molti anni, riducendo così notevolmente i rischi che esso genera, mediamente dopo 10-15 anni.

Ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia

Anche questi fattori di rischio sono generalmente legati ad una alimentazione scorretta e alla poca attività fisica. Bisogna però ricordare che le forme familiari ereditarie sono quelle poco legate alla alimentazione e spesso con valori lipidici molto elevati. La presenza di elevati valori di colesterolo e grassi aumenta la deposizione e l’accumulo di queste sostanze nelle placche aterosclerotiche. Solitamente un soggetto con 20-30 anni di colesterolo elevato, non trattato, presenta placche aterosclerotiche molto estese e diffuse a pressochè tutti i distretti corporei. Fortunatamente il trattamento precoce con farmaci permette di bloccare o ritardare moltissimo la malattia.

Familiarità per malattie cardiovascolari

I pazienti che hanno avuto uno o entrambi i genitori, o fratelli/sorelle, affetti da infarto hanno un rischio più elevato di sviluppare la malattia stessa. Questo perché i loro geni sono probabilmente più suscettibili all’insorgenza di queste malattie e c’è più probabilità che li abbiano anche i parenti stretti. Ovviamente queste regole di rischio non valgono per le malattie cardiovascolari esordite in età avanzata. In pratica se nostro padre ha avuto una malattia cardiaca o cerebrale in età avanzata non sussiste un vero e proprio rischio familiare.

Ipertensione

La presenza di valori di pressione massima superiori a 140 millimetri di mercurio e di pressione minima superiori a 89 sono un fattore di rischio per le malattie aterosclerotiche. Anche qui è importante sia il valore di ipertensione che la sua durata nel tempo. Il sale introdotto in eccesso, unitamente alla predisposizione genetica e al sovrappeso sono i principali fattori di rischio per lo sviluppo della malattia.

Sovrappeso e obesità

Insieme al diabete, il sovrappeso e l’obesità sono la pandemia dei prossimi 20 anni. Purtroppo per chi ha la fortuna come nel nostro paese di aver sconfitto la fame e la malnutrizione, si trova a fare i conti con l’eccesso di alimentazione. I bambini Italiani sono ai primi posti in Europa per numero di obesi, il che significa dei futuri adulti con patologie invalidanti già in giovane età. Ricordiamo che i cibi industriali e raffinati hanno spesso valori glicemici e calorici assoluti molto più elevati delle materie prime, per cui i meno attenti non si accorgono di introdurre calorie giornaliere molto superiori ai loro fabbisogni (merendine, bevande zuccherate, gelati). Inoltre bisogna considerare che sono ormai molto pochi i lavori ad alto impatto fisico e quindi ci serve davvero poco in termini di calorie per soddisfare la nostre richieste energetiche giornaliere.

Iperomocisteinemia

La presenza di elevati valori di questo aminoacido è correlata ad un aumentato rischio trombotico. Esistono delle forme familiari e delle forme acquisite. Valori elevati di omocisteina nel sangue possono essere normalizzati con integrazione di composti vitaminici del gruppo B e folina. Non è ancora chiaro però se la correzione dei valori sia anche in grado di ridurre il rischio trombotico.

Sedentarietà

La scarsa attività fisica rappresenta un fattore di rischio e purtroppo in Italia circa il 70% delle persone non praticano alcuna attività sportiva con continuità (ossia almeno 1 volta alla settimana). Sono numeri tristemente impressionanti. Ricordiamo che, anche per i non amanti dello sport, è sufficiente praticare 30 minuti continuativi di camminata a passo sostenuto 4 volte alla settimana per ottenere un effetto benefico sul cuore ed i vasi sanguigni (potremmo per esempio tornare a casa dal lavoro scendendo dalla metropolitana due fermate prima).