Coronavirus e cuore: quali rischi - Dott. Gianfranco Aprigliano

Coronavirus e cuore – L’attuale pandemia da COVID-19 ha gravemente intaccato il nostro concetto di sicurezza delle cure vista l’elevata mortalità registrata in Italia (intorno al 10.9%).

Tra l’altro, tutti i dati che riguardano il Coronavirus possono essere molto alterati perché abbiamo una limitata conoscenza del reale numero di persone entrato in contatto con il virus.

Inoltre, la presenza di un virus altamente infettivo ha necessariamente stravolto le nostre abitudini, limitato la nostra libertà e creato cambiamenti che saranno permanenti nel nostro futuro. Analizzando, per quanto di competenza, l’interazione cuore/COVID-19 possiamo individuare tre aspetti fondamentali.

Coronavirus e cuore – Meno accessi al PS = meno ricoveri per infarto

La presenza di una massiccia quota di pazienti infetti da COVID-19 ha rapidamente saturato gli ospedali, costringendo a cambiare totalmente la gestione di tutte le altre malattie. Per tale motivo, è stato raccomandato ai cittadini di non accedere al pronto soccorso, ma rivolgersi al medico di famiglia o a numeri verdi preposti per la cura dei sintomi simil-influenzali, anche per il rischio stesso di contrarre l’infezione.

Questa raccomandazione ha effettivamente drasticamente ridotto gli accessi al pronto soccorso dei pazienti che normalmente lo affollavano senza una reale necessità. Alcune statistiche indicano una percentuale di codici bianchi e verdi, ossia assenza di malattia o malattie lievi, del 75% circadel totale di chi accedeva in pronto soccorso.

Come effetto collaterale, però, quasi tutti gli ospedali, che normalmente trattavano pazienti con infarto miocardico, hanno visto una drastica riduzione dei ricoveri (mediamente del 30-40%).

I dati dei pazienti ricoverati con infarto miocardico, infatti, rispetto allo stesso periodo del 2019, sono nettamente inferiori e non giustificabili.

Coronavirus e cuore – Meno infarti curati = più ripercussioni sul cuore

Questo calo insolito trova probabilmente ragione nel fatto che molti pazienti con infarto miocardico, senza gravissima sintomatologia, non accedano più al pronto soccorso, timorosi della attuale situazione pandemica. Lasciano che la malattia effettui il suo corso naturale, ma ciò comporta importati ripercussioni future nel cuore di questi pazienti.

Coronavirus e cuore – Coinvolgimento cardiaco da COVID-19

Numerose tipologie di virus possono avere come complicanza anche un coinvolgimento cardiaco. Generalmente, i virus entrano nell’organismo causando una infezione delle alte vie respiratorie(bronchite o raffreddore) o dal tratto gastro-intestinale (diarrea e vomito).

Il virus, poi, attraverso il sangue può raggiungere il cuore causando una miocardite, ovvero una infiammazione del muscolo cardiaco che ha come effetto più grave una severa riduzione della sua funzione di pompa, e aritmie maligne. Questa condizione è, fortunatamente, rara, in genere limitata ai pazienti più giovani.

Durante la pandemia da COVID-19, ossia negli ultimi tre mesi, sono state osservate alcune miocarditi di pazienti risultati positivi al coronavirus, suggerendo che anche questo patogeno possa causare una miocardite, esattamente come gli altri virus.

Stati pro-trombotici

L’infezione da COVID-19 scatena la produzione di elementi infiammatori chiamati citochine che favoriscono la formazione di coaguli di sangue. Sono, infatti, frequenti i riscontri di trombosi venose a carico della vena cava e a livello intestinale. Nella loro forma più grave, si può verificare una CID, ovvero uno stato di generalizzata coagulazione del sangue che però poi manifesta emorragie da consumo degli elementi della cascata della coagulazione. Per questi motivi, nella maggior parte dei pazienti, è consigliabile somministrare anticoagulanti a basso dosaggio adattati in base alle caratteristiche di ciascuno.

Conclusione

In definitiva, ci troviamo oggi a fronteggiare un nuovo nemico, mai incontrato in precedenza.  Dovremo imparare con la ricerca scientifica e l’esperienza a capire quali sono gli atteggiamenti comportamentali più indicati per limitarlo e le terapie realmente efficaci.

Infine, sarà necessario sperimentare un vaccino su larga scala che consenta di declassare la pericolosità del Coronavirus alla stregua del morbillo o della poliomelite.

[Fonte: DossierSalute.com]

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